La casa dei tram
La cosa più difficile ora sarà salire sul tram come semplici passeggeri. Nel week end A. e Z. hanno provato l’emozione di guidarne uno, anzi più di uno, almeno tre (ma per Z. erano sei). Erano fermi, ma loro sono convinti ormai di saperci fare. Spostare leve, schiacciare pulsanti e (fondamentale) suonare il campanello. di Severino Colombo
Grazie all’apertura al pubblico dei depositi Atm – da ripetere più spesso visto il successo dell’iniziativa – si poteva vedere dove i tram vanno a dormire. Ma pure a farsi pulire, riparare, a cambiare i pezzi, insomma a rifarsi il look. Il colpo d’occhio al deposito di via Teodosio era emozionante: vetture vecchie e nuove, tirate a lucido per sembrar più belle.
Purtoppo siamo arrivati tardi (colpa di un autobus che non passava mai, per restare in tema di trasporti) quindi niente palloncini e niente giro sui tram a pedali. Però A. ha avuto un regalo speciale: un bullone originale. Siamo stati gli ultimi ad andarcene, i portoni erano già chiusi e per un attimo abbiamo tutti pensato la stessa cosa: nasconderci per vedere se i tram di notte dormono davvero.

{sharethis}



