Novecento cosa?
Oggi si va al Museo del Novecento. La parola “museo” non suscita mai grande entusiasmo nei bambini (sarà per la “u” o perché richiama il “muso”) e Z. non fa eccezione. Poi quel numero “Novecento” sembra non promettere nulla di buono: 900 quadri? o peggio 900 stanze? C’è voluto un po’ a convincerlo. E la loro parte l’hanno avuta l’ingresso a spirale molto invitante che si vedeva da fuori e il fatto di saltare la coda. di Severino Colombo
Segnatevelo, noi l’abbiamo scoperto lì: bambini (con i loro accompagnatori) e anziani hanno la precedenza. Per arrivare alla scala in un attimo non è rimasto che dire “Permesso” e “Grazie”. Una volta dentro la visita, se non si pretende di sostare a lungo davanti a ogni singola opera, è piacevole anche per i bambini.
Anzi mano mano che si sale l’esposizione diventa più divertente, perfino giocosa: il massimo sono le sale che ospitano lavori sperimentali della seconda metà del XX secolo. Opere da attraversare, da percorrere e in cui si entra fisicamente. Anche la terrazza panoramica fa il suo effetto. E prima di affrontare l’ultima – e unica – rampa di scale non mobili approfittate dei comodi e accoglienti divanetti extralarge.
Se non siete troppo stanchi, prima di uscire fate un salto al bookshop, merita (magari ne parleremo una delle prossime volte). A proposito, Z. è sicuro di aver capito perché il Museo del Novecento si chiama così: erano le persone che stavano nel primo quadro che abbiamo visto. “Le ho contate” assicura. Il quadro in questione è “Il Quarto Stato”. Non ci avevo mai pensato, mi sa che ha ragione.
Museo del Novecento, ingresso gratuito fino al 28 febbraio



