La fiaba di Pollicino e i suoi preziosi spunti di riflessione


Pollicino è una fiaba nata dalla penna dello scrittore francese Charles Perrault, pubblicata alla fine del 1600, nella quale vengono narrate le avventure e le disavventure del suo omonimo protagonista, Pollicino. Ultimogenito di “un taglialegna e sua moglie”, Pollicino ha sei fratelli, dei quali non è solamente il più piccolo per età, ma anche per statura.

In un’annata impervia, segnata da miseria e carestia, i genitori, impossibilitati a mantenere la famiglia, decidono una notte che sarebbe meglio portare i sette figli nel bosco e lasciarli lì, piuttosto che vederli perire di fame. Essendo riuscito ad ascoltare la conversazione, l’indomani Pollicino si riempie le tasche di sassolini bianchi, che lascia poi cadere alle sue spalle sulla via per la foresta. Grazie a tale stratagemma, riconduce i suoi fratelli a casa, dove vengono accolti con gioia dalla madre e dal padre, che è riuscito, nel mentre, a procurarsi del cibo.

Con l’esaurirsi delle provviste, si ripresenta però la medesima situazione. A disposizione di Pollicino, tuttavia, vi sono solo delle briciole di pane che, una volta beccate dagli uccelli, rendono impossibile un nuovo ricongiungimento familiare. Che fare, quindi? Senza perdersi d’animo, il piccolo eroe sale sulla cima di un albero, dalla quale scorge un lumicino. Conduce allora i fratelli sull’uscio dell’abitazione.

Ad aprire la porta è una donna buona e gentile, che acconsente a ospitarli, ma a loro rischio e pericolo: lì infatti vive un orco cattivo, che mangia i bambini. Una volta rientrato a casa, l’orco scopre subito gli intrusi ma, dopo aver discusso con la moglie, decide di occuparsene il giorno seguente e di metterli a dormire nella stanza dove riposano le sue sette figlie.

Pollicino, preoccupato per un possibile ripensamento repentino dell’orco, si avvale del suo ingegno e riesce, così, prima a ingannare tragicamente l’antagonista e poi a fuggire. Il mattino seguente, l’orco, imbestialito, indossa un paio di stivali magici, che permettono di compiere lunghi passi, e parte all’inseguimento dei sette fratelli, senza avere tuttavia successo.

Affaticato, si addormenta. Pollicino gli sottrae gli stivali, consiglia ai fratelli di tornare a casa e corre dalla moglie dell’orco, raccontandole che quest’ultimo è stato rapito dai briganti e che per tale motivo serve un lauto riscatto. Pieno di ricchezze e con i nuovi stivali, che gli consentono di ottenere diversi incarichi dal re, Pollicino si riunisce infine alla famiglia, che non dovrà più patire la fame.

Benché a tratti non sia particolarmente leggera, quella di Pollicino è una fiaba preziosa, ricca di spunti di riflessione. Come sottolineato in un precedente articolo dell’Associazione, infatti, il valore di questo e di altri racconti risiede proprio nel consentire al bambino, attraverso la vicinanza di un genitore e l’immedesimazione con i personaggi, di vivere emozioni forti in modo protetto.

All’interno di questa fiaba, si celano tre principali tematiche:

  1. In primo luogo, si può individuare il tema della separazione: Pollicino è piccolo ma, in qualche modo, è già grande. È pronto ad affrontare le sfide che lo attendono, in solitaria o con i fratelli, ma non dimentica mai i suoi genitori, costretti dalle contingenze a privarsi di lui. Con un movimento circolare di partenza e ritorno, che ricorda un po’ il travagliato percorso verso l’autonomia degli adolescenti, assistiamo a due momenti di distacco dalla famiglia e ad altrettante occasioni di ricongiungimento.
  2. A ricoprire un ruolo rilevante è inoltre l’alimentazione: la fame (che, quando è troppa o troppo poca, può spingerci a compiere gesti avventati) è il primo motore della storia e la possibilità di saziarla ne sancisce la felice conclusione (con i sette figli che tornano a occupare il loro posto a tavola e nella famiglia). Al cibo vengono poi associate emozioni sia positive (il primo gioioso momento di ricongiungimento avviene quando il padre di Pollicino riesce a procurarsi del cibo) sia negative (il protagonista e i suoi fratelli provano paura, nel momento in cui rischiano di essere divorati dall’orco).
  3. La terza e ultima tematica, infine, è forse la più importante: nella fiaba di Pollicino emerge infatti con forza il valore della prevenzione. Il piccolo eroe, il più piccolo di tutti, compie costantemente un’azione, un atto, che lo distingue dagli altri personaggi: si pre-occupa, nel senso che agisce prima. Che sia attraverso l’uso dei sassolini o attraverso ingegnosi stratagemmi, Pollicino pensa e previene possibili conseguenze negative.

Proprio per questo motivo, la nostra è l’Associazione Pollicino, perché crediamo che in ciascun bambino, di qualunque taglia egli sia, vi siano grandi risorse e perché lavoriamo nella convinzione che prevenire sia un’operazione possibile e sia meglio che curare.

 

 

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a cura di:

Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus
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