Intervista a Lorena Pajalunga, fondatrice dell'associazione Italiana Yoga per Bambini, a Milano


Non ci si può improvvisare insegnanti di Yoga e applicare lo Yoga per adulti ai più piccoli. Occorre un percorso di studio e di preparazione per trasmettere ai bambini una pratica che saprà donare grande gioia e serenità.

Ecco perché Lorena Pajalunga ha fondato a Milano l’Associazione Italiana Yoga per Bambini, dove propone corsi a piccoli yogi, ma soprattutto forma gli insegnanti ad avvicinarsi al mondo dell’infanzia attraverso un metodo basato sul gioco.

Da 35 anni dedica la sua vita all’insegnamento dello Yoga ai bambini. Qual è stato il suo percorso personale?

Nel 1985 ho conseguito il mio primo diploma in India presso l’Ashram di Sw. Satyananda a Munger Bihari, dove mi è stato dato il nome spirituale “Swami Pragya Chaksu Saraswati” e, successivamente, quelli rilasciati nel 1996 dalla FIY (Federazione Italiana Yoga) e, nel 2002, dallo Yoga Educational a seguito della frequentazione del master di specializzazione in Yoga per bambini.

Mi sono avvalsa degli insegnamenti di Antonio Nuzzo, di Patrick Tomatis e Carlos Fiel e, in occasione dei numerosi viaggi in India, ho avuto l’opportunità di approfondire la mia specializzazione giovandomi degli incontri avuti con Maestri spirituali quali S. S. il Dalai Lama, Swami Chidananda e Swami Veda Barathi.

Dopo avere fondato e diretto, sin dal 1992, la scuola di Yoga “Darsana Path”, ho costituito nel 2009 “l’Associazione Italiana Yoga per Bambini” (A.I.Y.B.) per dare un preciso e significativo indirizzo alla mia specializzazione nello specifico settore di insegnamento yogico.

Perché dedicarsi ai bambini?

Tutto è nato quando il mio Maestro Swami Satyananda della Bihar School of Yoga di Munger mi ha affidato il compito d’insegnare Yoga ai ragazzi. A quel tempo ero giovane, non conoscevo il mondo dell’infanzia né ne ero particolarmente attratta, ma ho capito che avrei dovuto seguire il suo consiglio. Non potevo certo sottrarmi da questa “missione” che mi era stata affidata. Così ho capito che lo Yoga è una pedagogia molto indicata ai bambini, soprattutto nel nostro tempo dove tutto è accelerato. Attraverso la sua pratica si impara a rallentare corpo e mente, a vivere il presente con consapevolezza.

E da quel momento cosa è successo? Come ha cercato di rendersi all’altezza di quel compito?

Ho impiegato tantissimi anni per cercare di capire come declinare la tradizione dello Yoga, quello classico di Patañjali, filosofo indiano del II secolo a.C, in un insegnamento adatto ai più piccoli. Ho capito con il tempo che attraverso il gioco era possibile trasmettere ai bambini i valori universali dello yoga – la non violenza, la condizione della felicità, la contentezza naturale – e proporre loro le Asana, le diverse posizioni, raccontando loro una storia che li aiutasse ad avvicinarsi in modo simbolico ai diversi movimenti. Ora tutti sono convinti di quanto lo Yoga giovi ai bambini, ma all’inizio sembravo una visionaria…

E’ vero che i bambini hanno una innata attitudine yogica?

È vero, anche se occorre sfatare il mito che tutti i bambini siano “elastici” o lo siano più degli adulti. Ciò che ho verificato è sicuramente la predisposizione naturale dei piccoli ad accogliere quei semi che noi gli affidiamo e che un giorno germoglieranno e fioriranno. La cosa che più conta è, però, la preparazione dell’insegnante. Non è possibile applicare semplicemente lo Yoga per adulti ai più piccoli e nessuno può improvvisarsi insegnante. L’Asana è una conquista.

Quali benefici ci sono per i piccoli yogi?

Nello Yoga esistono, da un tempo indefinito, gli strumenti, le tecniche, le conoscenze e la filosofia che trasmessi ai nostri bambini possono aiutarli a crescere. Attraverso la tecnica dell’espressione corporea si sperimentano e si scoprono nuovi contesti comunicativi dando spazio alla valenza artistica e creativa del movimento. I bambini e i ragazzi che praticano lo Yoga rispondono in maniera straordinaria e sorprendente agli stimoli che tale disciplina suscita, traendo indiscutibili benefici in termini di concentrazione, calma e sicurezza di sé. Riescono persino a difendersi dai bulli senza essere aggressivi o violenti.

Perché ha deciso di fondare l’Associazione Italiana Yoga per Bambini?

Nel 2009 ho costituito l’Associazione per dare un preciso e significativo indirizzo alla mia specializzazione nello specifico settore di insegnamento yogico. Ho deciso di trasmettere il metodo GiocaYoga® con l’intento di formare insegnanti in grado di accostarsi a questa pratica nel modo più coretto possibile e svolgere un lavoro pedagogico in tutte le scuole di Italia. Come ho già ricordato, insegnare yoga agli adulti e ai bambini non è uguale. Occorre molta preparazione. Nei miei workshop illustro i fondamenti teorici del Raja-Yoga, della loro declinazione in pratica didattica, suddivisa sia in fasce di età che negli otto anga (gradini) del cammino yogico.

Il mio impegno in questo senso è davvero forte e oltre all’attività presso la nostra associazione, sono coordinatrice didattica del primo Master universitario di I livello in “Esperto di yoga per l’infanzia e l’adolescenza” presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e conduco i laboratori di yoga per bambini promossi dalla Cattedra di Pedagogia del Corpo, del Prof. Ivano Gamelli presso la Facoltà di Scienza della Formazione dell’Università degli Studi di Milano “Bicocca”, ove mi sono Laureata in Scienze dell’Educazione.

Attraverso lo Yoga, possiamo anche insegnare la meditazione ai bambini?

Yoga e meditazione sono un unico corpus, nella condizione che lo yoga sia inteso come una pratica tradizionale, dove ogni anga prepara a quello successivo.

Lo Yoga è un percorso che porta le persone ad avere un grande cuore, una mente aperta, un forte senso di radicamento, un’attitudine alla generosità.

Info: www.aiyb.it

 

 Intervista di Giovanna Canzi

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