Bimbi & bocce
Vagli a spiegare che è solo un gioco. Sul più bello prende e se ne va. Fa sempre così, dicono i suoi compagni di squadra. Con A. e Z., monopattini ai piedi, siamo arrivati ai giardini di via Morgagni e ci siamo incantati a guardare un gruppo di anziani che sta giocando a bocce. di Severino Colombo
Squadre miste, uomini e donne, bocce mille colori, tiri arditi, colpi al volo e pochi sorrisi. Che è sì gioco, ma nessuno ci sta a perdere. Noi, il pubblico, guardiamo con altrettanta serietà cercando di capire chi farà il punto. Uno più socievole degli altri spiega ad A. che giocare a bocce “non è un passatempo da vecchi, ci vuole un cervello giovane!”.
Così ci viene voglia di provare; il campo accanto è vuoto, ma non si può, bisogna far parte dell’associazione. Allora stiamo a guardare mangiando un gelato. Finché, quando alla squadra davanti mancava un punto per vincere, un giocatore della squadra in svantaggio se ne va. “Ha settant’anni ma è come un bambino” ci dicono.
La replica di A. è geniale: “Io sono una bambina, posso prendere il suo posto?!”.



