Nella vecchia fattoria: le vie degli animali a Milano

Più facilmente alcune vie ricordano nel loro nome il fatto che lì si svolgevano alcune attività legate alla vita di campagna, più che a quella cittadina che intorno si andava via via sviluppandosi. Iniziamo allora da questa categoria di toponimi con quelli che si trovano intorno alla Ca’ Granda (ex Ospedale Maggiore e oggi Università degli Studi).
Qui oltre al ben noto Convento di S. Antonio (nella via omonima), dove si allevavano i maiali, c’è la via Bergamini, il cui nome secondo alcuni deriva da alcuni allevatori di mucche da latte e casari originari della bergamasca. Più anticamente, alcune contrade (così si chiamavano le strade ) oggi scomparse, sempre nella stessa zona, prendevano il nome di via del Pesce (un tratto dell’odierna Via Paolo da Cannobbio), dove pare si svolgesse un antico mercato del pesce fluviale, portato qui attraverso il Seveso che arrivava nei pressi; o vicolo delle Quaglie (un angolo malfamato del Bottonuto, ormai scomparso, in un lotto fabbricato che va fra l’attuale Via Albricci e la Via Baracchini).

Non lontano, al Cordusio, in contrada degli Orefici, vi erano la Via del Gallo e delle Galline, o Pasquèe di Gainn, come veniva detta originariamente, indicando con tale termine un campo dedicato al pascolo, una sorta di aia dove far razzolare le galline. Lo stesso antico termine ricorre in un’altra zona più prossima al Corso Vittorio Emanuele, ancora di recente conosciuta come Pasquirolo. In questo caso si era in presenza di un pasquèe per pecore, un vero e proprio campo acquitrinoso, e per questo libero da edifici, a ridosso dell’abside del Duomo. Non lontano, non a caso, abbiamo ancora oggi la Via Agnello, animale riprodotto su una lapide ritrovata in loco e poi murata sopra il portale di un edificio.




