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Il panettone: un palazzo, una storia e tanti canditi

Il panettone: un palazzo, una storia e tanti canditi

Si avvicina il Natale, e riproponiamo qui, per chi volesse raccontare ai propri figli la storia del dolce più popolare della tradizione meneghina, una storia che viene da lontano. Approfittiamo quindi, della leggendaria nascita del dolce più meneghino che ci sia, per servirvi in un sol colpo una ricetta unica, una bella dimora nobiliare e un’appetitosa storia d’amore. In Corso Magenta, a Milano, davanti alla bramantesca chiesa di S. Maria delle Grazie, resa ormai famosa in tutto il mondo per l’annesso refettorio vinciano con l’Ultima Cena, si trova la Casa degli Atellani o Conti, dal nome dei suoi proprietari. La parte principale è rappresentata dalla quattrocentesca dimora del comandante di ventura Giacomo degli Atellani, al soldo di Lodovico il Moro.

Secondo una delle leggende, la dimora sorgeva accanto alla bottega di un fornaio, sciùr Toni, la cui figlia, Adalgisa era oggetto delle attenzioni di Ughetto degli Atellani, falconiere del duca. Naturalmente le differenza di censo ed economiche ostacolavano qualsiasi progetto dei due giovani. Quando gli affari del forno di Toni cominciarono ad andare decisamente male, Adalgisa, dietro suggerimento di Ughetto, pensò di aggiungere del burro e dello zucchero al pane, per migliorarlo. Il successo di pubblico spronò Adalgisa a continuare sulla strada delle sperimentazioni, aggiungendo prima dei pezzetti di cedro poi del candito, uova e uvetta sultanina.

Le nuove modifiche furono talmente apprezzate che a Natale, la gente fece la fila per acquistare il “pangrande” o “Pan de Ton” (da qui PANETTONE) e Adalgisa racimolò cosi i denari per coronare il suo sogno d’amore. E i due innamorati vissero per sempre golosi e contenti.

Ma qualche secolo più tardi....in Via della Chiusa sempre a Milano, laddove c’era un tessuto di case antiche e un fiorire di conventi e chiese, tra una rete di rogge e canali (che persino il toponimo della strada tradisce ancora, essendoci qui una grande chiusa di contenimento delle acque della zona destinate ad alimentare la fossa del Naviglio interno), sorgeva tra il numero civico 14 e 8, ancora prima dell’ultima guerra, una casa a due cortili, dei quali, il più interno conservava l’antico impianto della metà del ‘400. E’ in questo contesto - ahimè spazzato via dalle bombe del ’43 e dove oggi sorgono palazzoni moderni - che nel 1919 si registra la nascita della pasticceria di Angelo Motta.

pasticceria motta

La pasticceria Motta in via della Chiusa
Per il suo esordio da pasticcere si organizza con strumenti di fortuna, tant’è che attrezza il suo forno con un gruppo elettrogeno militare comprato alla fiera di Senigallia!!! La sua idea è quella di trasformare il panettone basso e compatto, già invenzione della pasticceria Biffi e Cova, rivoluzionandone l’impasto e la forma. Per farlo si avvale dell’antico metodo della lievitazione naturale.

E’ così che nasce il panettone più alto, soffice e bombato, ricchissimo di canditi e uvetta.

 

a cura di

Storie e pensieri su Milano, da trasformare magari in una passeggiata, a piedi o in bici, per scoprire da vicino curiosità cittadine sconosciute o poco riconosciute.

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