Non chiedere cos’ha mangiato

bambini a tavola 

“Ha mangiato?”, “Che cosa ha mangiato?”, “Quanto ha mangiato?”. Ogni giorno, all’uscita dall’asilo e dalla scuola dell’infanzia, maestre ed educatrici accolgono le preoccupazioni dei genitori. Rispondono, rassicurano oppure sembrano sfuggenti. Si parla di chi ha mangiato poco, di chi non ne aveva abbastanza, di chi si è mostrato eccessivamente selettivo e naturalmente di quelli che a scuola mangiano senza difficoltà e invece a casa fanno storie, per motivi difficili da comprendere. 

L’alimentazione è importante, nessuno lo discute, ma bisogna ammettere che a volte la mettiamo troppo sotto i riflettori e questo non fa che accrescere la tensione, peggiorando probabilmente i problemi.

Il pasto è solo uno dei tanti momenti significativi della giornata dei nostri bambini. Abbiamo dedicato tanto tempo a scegliere una scuola che ci sembrasse adatta, per offrire loro giornate belle, ricche, stimolanti e felici. Ora è tempo di condividere quella ricchezza e quella varietà, quella complessità che rende così impegnativo il lavoro delle brave maestre. 

Apriamo il ventaglio delle domande! Chiediamo se sono stati bene, se hanno giocato da soli e con gli altri, se hanno riso o pianto, se hanno fatto qualcosa di nuovo o di particolarmente interessante, se sono stati gentili, se hanno bisticciato, se hanno ballato o cantato, se si sono emozionati o divertiti, se si sono sentiti apprezzati, se hanno partecipato volentieri a una determinata attività, se sono usciti all’aperto, se si sono rilassati… e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

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 Di Federica Buglioni
foto credit: Jencu,


"La cucina non è solo un gioco o un passatempo: è una cosa seria, un'attività di grande valore educativo e affettivo, alla portata di ogni famiglia, che fa bene sia ai bambini sia a noi genitori"

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