Castagne matte e caldarroste a Milano


All’inizio le castagne matte e quelle vere sembrano uguali ma i bambini imparano in fretta a distinguerle. Le castagne matte erano quelle che raccoglievo in strada sotto gli ippocastani, quelle che a tre anni lanciai dalla finestra del sesto piano colpendo di striscio un passante, quelle che la gente diceva di tenere in tasca contro il raffreddore ma poi il raffreddore veniva lo stesso. Le castagne vere, invece, erano le caldarroste che si compravano in piazza Duomo o alla fiera degli Oh bej! O bej! Mi rallegravano il palato e mi scaldavano le mani gelate: tanti anni fa gli inverni lombardi erano lunghi, freddi e nebbiosi.

Oggi le castagne matte si trovano ancora in città, per esempio ai Giardini Montanelli. Quelle vere, del castagno, sono invece nei boschi, a meno di un’ora di strada da Milano (per le destinazioni basta cercare in rete “cercare+castagne+lombardia”). Alla fine, col doppio bottino, possiamo inventare giochi e ricette a non finire. 

Quelle matte si prestano a qualsiasi gioco che di solito si fa con i sassi: metterle in fila per fare percorsi, dipingerle, legarle in filze per costruire bruchi e serpenti e così via.

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Anche con quelle vere si può giocare. Dopo, possiamo lessarle o infornarle (dopo averle incise, altrimenti scoppiano) per rinnovare una merenda che si tramanda da secoli, da quando le prime castagne preannunciavano l’arrivo del lungo e nebbioso inverno lombardo.

 

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Di Federica Buglioni

 

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