10 regole d’oro per cucinare con i bambini

cucinare con i bambini
Un bimbo o più, un pizzico di buon senso, cibi semplici, amore per la natura e voglia di stare insieme: sono questi gli ingredienti che hanno sempre animato l’atmosfera della mia cucina, dove negli anni è diventato ogni giorno più facile improvvisare laboratori di cucina a costo (quasi) zero per mio figlio e per i suoi e i suoi amici.

Nel decalogo "Cucinare con i bambini, le dieci regole" ho riassunto le semplici istruzioni, frutto di tanta esperienza “sul campo”, che potrebbero esservi utili se anche voi volete provare a coinvolgere i bambini nella preparazione di colazioni, pranzi e merende già a partire dai due anni di età… o prima ancora.  


Il decalogo è pubblicato nel mio libro In cucina con mamma e papà, ma l’idea di riproporlo è stata di Baby Green (nella persona di Raffaella Caso) in occasione di una chiacchierata che abbiamo fatto per confrontare le nostre esperienze in cucina e dalla quale è scaturita la bizzarra doppia intervista che potete leggere qui di seguito.

 

Bambini in Cucina chiede a Baby Green:


F. Penso che avere una mamma green (o quasi green) sia una grande occasione per un bimbo o una bimba: s’impara vedendo e non c'è bisogno di fare grandi discorsi. Dimmi se mi sbaglio: la tua bimba  "assorbe" le tue buone abitudini?

R: Condividere le mie abitudini green con la mia bimba è una grande soddisfazione e gioia. Tutti i bambini imparano con piacere a fare le cose in modo più rispettoso verso l'ambiente, se questo è vissuto come un gioco, ma un gioco svolto regolarmente da tutta la famiglia. Molte lettrici di BabyGreen mi hanno scritto che i loro figli si divertono moltissimo, per esempio, a fare la raccolta differenziata. Se i genitori danno il buon esempio, anche i figli prendono l'abitudine di chiudere il rubinetto mentre insaponano le mani (o spazzolano i denti) oppure di spegnere sempre la luce quando escono da una stanza. Per me è sempre una grande soddisfazione quando la mia bimba, davanti ad una scatola vuota di cartone mi dice "potremmo farne qualcosa!".

 

F. Entriamo in cucina: che cosa significa per te "cucinare" con un’attenzione all'ambiente? Cosa c'è nella tua cucina che nelle altre case non vedi? E non parlo necessariamente di utensili…

R. Per me la scelta degli alimenti di base è fondamentale. Oltre a scegliere solo frutta e verdura di stagione, locale e biologica, evito qualsiasi cibo elaborato o industriale. Cucino pietanze molto semplici e cerco sempre ricette rapide perché ho poco tempo, però dedico spesso del tempo a cucinare con la bimba perché per noi è un momento magico di condivisione e divertimento. In casa nostra non entra junk food, mentre noto che sono ancora parecchie le famiglie propongono ai loro bimbi merendine poco sane. Non ho la possibilità di avere la torta fatta in casa tutti i giorni, ma piuttosto di dare a mia figlia schifezze, le do un pezzo di pane. Quello che spesso non trovo nelle altre case è l'amore per il cibo e per lo stare a tavola insieme. Molto bambini cenano da soli davanti alla tv e ovviamente non si interessano minimamente al cibo che viene loro proposto!

 

F. E quando fai la spesa per la tua famiglia? Sono curiosa: dimmi tre cose che non compri perché non rispettano i tuoi valori.

R. Te ne dico 10 perché ho recentemente scritto un post su questo argomento ed è stato letto moltissimo (http://www.babygreen.it/2011/10/10-cibi-comodi-da-eliminare.html): pane affettato; parmigiano grattugiato in busta; insalata lavata in busta; carote julienne in sacchetto; pan carré industriale; pane grattugiato in busta o in barattolo; spremuta di arancia in cartone; macedonia fresca in scatola; affettati in busta di plastica; minestrone surgelato.

 

Baby Green chiede a Bambini in Cucina:

 

R. Quali sono i principali valori che vengono trasmessi ai bambini attraverso l'esperienza diretta in cucina?

F. Guardando mio figlio, che sta entrando nell’adolescenza, vedo che il tempo passato insieme in cucina è stato utile. È qui che ha capito che la qualità è un suo diritto, che ha sviluppato l’amore per la convivialità, che ha scoperto il piacere di fare senza fretta e vinto la paura di sbagliare. In realtà spero di avergli trasmesso tanti altri valori – l’amore per la natura, il rispetto per il cibo, la capacità di alimentarsi bene – ma questo lo scoprirò tra qualche anno.

 

R. Quali consigli daresti a dei genitori con figli poco interessati al cibo e alla vita sociale a tavola?

F. Di eliminare i motivi di tensione a tavola e di concentrare i loro sforzi non tanto sul cibo, quanto sulla costruzione di un clima più sereno: basta tv, basta interrogatori sul rendimento scolastico e basta con i piccoli ricatti (“se mangi le zucchine, ti do un ovetto”). Proviamo ad animare la tavola di ricordi e racconti e coinvolgiamo i bambini nell’apparecchiatura e nella preparazione dei pasti. Certo questo non basterà a risolvere tutti i problemi, ma un passo avanti è garantito.  

 

R. Nel corso dei laboratori che organizzi, quali sono le domande più frequenti che ti pongono i bambini?
F. Domande? Poche. Piuttosto, hanno sempre voglia di raccontare (“anche la mia nonna lo sa fare…”). All’inizio hanno paura di sbagliare, ma quando capiscono che la cucina è molto clemente con l’errore (se l’impasto è molle, basta aggiungere farina), allora si rilassano e chiacchierano tra loro… come da secoli accade in ogni cucina del mondo.
I laboratori sono una delle rare opportunità che i bambini hanno per mettere in gioco tutti i sensi (guardano, toccano, annusano, sentono, assaggiano) e forse è anche per questo che non sentono tanto l’esigenza di ricevere… parole.

 

di Federica Buglioni e Raffaella Caso


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