Il valore della tavola al tempo della pandemia

Chiusure e aperture progressive o fulminee, zone con diverse gradazioni di rosso, lezioni un po’ dal vivo e un po’ (tanto) a distanza, attività ai blocchi di partenza e fermate subito dopo lo sparo del “via!”: il contesto sociale appare oggi ancora confuso e incerto, spiegazzato da un terribile virus e da una pandemia che inevitabilmente incidono anche sul contesto familiare.
Bambini e ragazzi riconquistano a pezzettini il gioco all’aria aperta, lo studio sui banchi, la socialità e il confronto con i pari, ma con questi pezzettini sembra non si riesca mai a completare il puzzle. Le mamme e i papà, dal canto loro, hanno ricominciato ad andare in ufficio, a permettere ai nipoti di incontrare i nonni, a riprendere le relazioni sociali ma, anche in questo caso, smart-working e videochiamata sono tornate a essere le modalità d’elezione per ogni tipo di incontro. Pizzate di classe o anche semplici cene in famiglia al ristorante, momenti di convivialità e condivisione fuori dalle mura domestiche, rappresentano ora più un ricordo o un miraggio. Genitori e figli si trovano a condividere i luoghi della casa, in una convivenza che non sempre è priva di tensioni ma che per necessità di vario ordine, tra cui proprio il fatto di evitare un aumento dei conflitti, si organizza – quando possibile – in compartimenti stagni: ognuno nel proprio spazio e con le proprie cose da fare.
C’è un tempo, però, che unisce e riunisce le diverse generazioni, chiamando a raccolta il grande e il piccolo e mettendoli vicini, benché con posizioni diverse: è il tempo della tavola e del convivio (che, nella sua radice etimologica, significa proprio “vivere insieme”), in cui si intersecano gli assi principali della relazione tra madri, padri e figli, ossia l’affetto e le regole. Circolano i piatti, infatti, ma insieme a essi anche l’amore e la cura di chi li ha preparati, le parole dei commensali, le espressioni di soddisfazione per un gusto nuovo o familiare. Non solo: a tavola ci sono ruoli più o meno definiti (chi cucina, chi apparecchia e sparecchia, chi dà una mano a lavare le stoviglie), ritmi e indicazioni da seguire (ad esempio, alzarsi solo quando hanno finito tutti, oppure non parlare con la bocca piena).
Il momento del pasto ha dunque un fondamentale valore simbolico, da evidenziare ancor di più oggi perché, scandendo la quotidianità in maniera regolare, si mostra resistente perfino agli scossoni provocati da questa pandemia. Anche l’Associazione Pollicino, attraverso il questionario online Digit-alieni al tempo della quarantena (che si può tuttora compilare, in modo anonimo e veloce, ha rilevato infatti che, nella stragrande maggioranza dei casi, è proprio la tavola a essere il principale tempo e luogo di ritrovo per tutta la famiglia. Proprio in virtù di ciò, infine, essa può rappresentare anche un osservatorio speciale per i genitori che possono ascoltare se, con il cibo o con il comportamento, i figli e le figlie mandano loro un messaggio silenzioso.
Foto di cottonbro da Pexels
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