La tavola tra affettività e disciplina. A cura di Pollicino Onlus

All’interno della quotidianità familiare, il pasto è un momento accomunato da disciplina e affettività. Il comportamento corretto da tenere a casa, insieme a tutte quelle regole che i genitori attribuiscono al pasto, sono accompagnati anche dal piacere di condividere un momento della giornata tutti insieme. L’esempio offerto dai genitori è il miglior modo per trasmettere ai figli regole e comportamenti. Il comportamento alimentare, infatti, viene appreso e il rapporto che il bambino ha con il cibo è influenzato dal significato che esso ha per i genitori.
Il bambino dunque costruisce la sua relazione con l’alimentazione sulla base di ciò che vede nel suo contesto familiare.
L’esempio ed il valore attribuito al cibo da parte di familiari, insegnanti e educatori influenzeranno il legame del bimbo con l’atto nutritivo. Inoltre i bambini, fin da piccoli, manifestano delle proprie preferenze e gusti alimentari, questi vanno rispettati ma anche orientati per stimolare nei piccoli una curiosità e propensione a sperimentare cibi diversi.
Il bambino inoltre, attraverso i propri gusti alimentari, sente la necessità di veder riconosciuta la propria soggettività. Il piccolo infatti attraverso le proprie preferenze alimentari, già a partire dall’ultimo anno della scuola materna, fa esperienza della propria autonomia soggettiva e dimostra all’altro chi è. Inoltre attraverso l’atto di chiudere o aprire la bocca, il bambino trasmette la sua decisione di accettare o rifiutare ciò che l’altra persona gli offre;
il bambino che “chiude la bocca” mostra una certa diffidenza non solo verso ciò che gli viene proposto ma anche rispetto alla persona che offre.
La titubanza del bambino rispetto a particolari cibi e sapori spesso accompagna l’infanzia, ma può essere dovuta ad una limitata conoscenza e/o abitudinarietà del piccolo. A questo riguardo è molto importante che sia l’ambiente familiare che quello scolastico possano incoraggiare la curiosità del bambino rispetto ad alimenti nuovi e quindi stimolare la varietà dei cibi.
La bizzarria e la protesta alimentare sono dei comportamenti del bambino che spesso mettono in crisi il contesto familiare e rispetto ai quali i genitori devono interrogarsi.
Può accadere infatti che, in un periodo più difficile per il piccolo, tale comportamento non sia un capriccio o un aspetto ribelle del suo carattere, ma nasconda altro. Esso infatti è un appello rivolto ai genitori rispetto al posto che lui ricopre nel desiderio della mamma e del papà.
A volte invece invoca un qualcosa di paradossale, un “no” speciale, per questo è enigmatico e difficile da comprendere per i genitori. Il disagio alimentare può essere infatti una richiesta rivolta all’altro affinché metta un limite. Nell’educazione di un figlio, non basta solo l’amore ma sono necessari anche dei “no”; i limiti e le regole che i genitori danno ai figli possono trasmettere la qualità della capacità genitoriale di coniugare affetto e disciplina.
Quando invece il “no” viene percepito dal bambino solo come strumento di potere utilizzato dai genitori, allora il piccolo potrà utilizzare il cibo come difesa, conforto o strumento di potere a sua volta.
La disciplina a tavola riguarda la possibilità che ciascuno, fin da piccolo, senta di avere un suo posto preciso, a patto però che rispetti delle regole specifiche. La tavola familiare rappresenta dunque un “teatro” in cui ognuno esibisce la propria unicità, un momento di condivisione in cui si coniugano dialogo, affetto e disciplina.

© Lars Plougman
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