Figure di riferimento: il ruolo della babysitter

La babysitter è una figura spesso concepita come una giovane che, al fine di fare esperienza e guadagnare un piccolo stipendio, si dedica a curare i bambini occupandosi della loro salvaguardia.
La definizione non è sbagliata, ma è bene non correre il rischio di scendere in pregiudizi a riguardo della sua professione – che, per altro, può essere trasversale al genere e all’età – e, soprattutto, del ruolo che ricopre nella vita del bambino e della sua famiglia. La babysitter è una figura di riferimento che, al pari dell’educatrice e della maestra fino alla scuola primaria, può essere definita un “caregiver secondario”.
Ovvero, dopo la mamma e il papà, la persona a cui il piccolo fa riferimento è proprio colei che ricopre il ruolo di soggetto curante quando i genitori non possono farlo.
Questo è un punto cruciale poiché, di fronte alla prospettiva di avvalersi di un aiuto esterno nella gestione dei piccoli, è possibile che i genitori, particolarmente le madri, si sentano messi da parte o meno in grado di svolgere il proprio ruolo, oppure ancora impauriti al pensiero di dover lasciare il figlio ad una “estranea”. Eppure, sono proprio loro a chiamare la babysitter per occuparsi dei figli quando ne hanno bisogno. È bene allora fare chiarezza su questi punti!
La decisione, talvolta necessaria, di rivolgersi a qualcuno di esterno alla propria famiglia per occuparsi dei bambini quando mamma e papà sono fuori per lavoro, o per qualunque altro motivo, non dovrebbe essere vissuta come una scelta sbagliata, di rifiuto del ruolo genitoriale o come una mancanza di interesse per la cura dei figli.
D’altra parte, oggi la figura femminile sempre più sta evolvendo verso una piena emancipazione, la quale comporta per la madre una rinuncia all’esclusiva dedizione nei confronti del figlio così da lasciare spazio anche ai ruoli di lavoratrice, moglie, ma soprattutto di donna. Forse, uno dei crucci con cui i genitori potrebbero fare i conti è la paura di sentirsi sostituiti nell’affetto dei piccoli di casa. Su questo aspetto, però, è bene ricordare che il figlio ha un rapporto unico con essi: quel posto speciale nel cuore che il bambino dedica a mamma e papà è l’equivalente del posto che i genitori stessi riservano al proprio figlio. La loro relazione è unica ed irripetibile, per questo insostituibile!
È comprensibile che quando si lasciano i bambini alle cure di una babysitter si tema per l’eventuale poca esperienza della stessa e/o per quello che può accadere. Tuttavia, esistono sia associazioni sia privati che professionalmente si occupano di aiutare nella crescita dei piccoli e di cui ci si può certamente fidare. Inoltre, proprio la fiducia rappresenta un elemento fondamentale nella relazione, tanto del bambino quanto dei genitori, con questa figura: se infatti gli adulti la sentono nei confronti della babysitter scelta – che sia giovane o anziana, all’inizio del suo percorso lavorativo oppure con anni di lavoro alle spalle – anche per i piccoli sarà più semplice affidarsi.
In conclusione, il senso di colpa o di inadeguatezza che talvolta si può provare nel lasciare i figli alle cure altrui è comprensibile, poiché rispecchia il senso di protezione per la prole che ogni genitore possiede.
È bene, però, che questi sentimenti si trasformino in un’ancora a cui aggrapparsi e, al tempo stesso, in una rampa di lancio per rafforzare il proprio legame con bambini e bambine, seppur infatti nel momento in cui da essi bisogna cominciare a separarsi.
Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus
Via Amedeo D’Aosta, 6 – Milano
info@pollicinoonlus.it - www.pollicinoonlus.it





