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Dall’infanzia alla primaria: buone pratiche di fine e inizio scuola ai tempi della DAD

alunni 

Il 4 agosto 1977 fu emanata una legge innovativa che cambiò l’assetto scolastico in tutta la penisola, abolendo le classi speciali e fissando integrazione e inclusione come obiettivi centrali. La legge n. 517 sancì anche la data di inizio delle scuole, il 1° ottobre, giorno in cui si festeggia San Remigio di Reims. Ecco perché i bambini che iniziano la scuola primaria sono chiamati remigini.

In questo anno di stravolgimenti planetari, la scuola e di conseguenza i genitori hanno dovuto rivoluzionare, in un battito di ciglia, da un lato il loro modo di lavorare e dall’altro la maniera di accompagnare questo nuovo assetto.  Le scuole si sono dovute riorganizzare attraverso una modalità di lavoro totalmente nuova che, pronti via, ha trovato subito il suo acronimo: DAD, didattica a distanza.

La nuova modalità di fare didattica ha inevitabilmente aperto un dibattito non privo di animosità: chi contro, chi a favore, chi al centro e chi si astiene. Nel mezzo, i bambini. Disorientati, impauriti, smarriti, senza spazio e senza tempo perché privati sia del contenitore scuola, sia di tutto ciò che va oltre la scuola. In questo vuoto, in questa modalità relazionale amputata della sua essenza – i corpi – si è resa necessaria una nuova traiettoria: le lezioni on line.

Seppur difficili e limitanti dal punto di vista relazionale, i nuovi strumenti utilizzati in remoto sono gli unici canali di contatto tra insegnanti e bambini, utili per mantenere continuità non tanto dal punto di vista didattico ma relazionale. È chiaro che la didattica a distanza non può essere equiparata al lavoro in presenza, soprattutto in età infantile, quando i corpi comunicano emozioni, la relazione con l’altro passa attraverso il gioco e contribuisce alla spinta evolutiva, il rispecchiamento con il gruppo dei pari è puro apprendimento. Proviamo a pensarla così: soprattutto in età prescolare, la modalità in remoto è solo un modo per mantenere continuità relazionale tra tutti i componenti della classe, maestre e bambini.

Nonostante lo smarrimento, sappiamo bene che i bambini hanno una capacità di risalita dalle situazioni critiche più rapida ed efficace rispetto agli adulti. La cesura relazionale, però, può contribuire a incrinare il loro normale sviluppo psicoevolutivo. Come teorizzò Lev Semënovič Vygotskij, psicologo russo, l’apprendimento e lo sviluppo del pensiero derivano dalle continue interazioni sociali tra i bambini e le persone appartenenti allo stesso ambiente, che lui definisce una “zona di sviluppo prossimale”. Pensare di ricreare una zona di sviluppo prossimale virtuale, ossia uno spazio dove il bambino in rapporto con il gruppo di coetanei e l’adulto di riferimento può imparare, non restituisce una visione integrata e possibile di quel che può essere didattica nella sua centralità: ossia apprendimento in presenza. Il processo di apprendimento, come disse bene lo psicoanalista britannico Wilfred Bion, passa dall’esperienza diretta e dall’attivazione corporea sensoriale: tatto, olfatto, gusto, udito e vista. Mai come in questo periodo la relazione con l’altro è presente invece nella sua bidimensionalità e il senso più ingaggiato è la vista. L’energia implicata nello sviluppo piscobiologico, che in potenza dovrebbe coinvolgere tutti i sensi, negli altri è molto meno coinvolta.

Senza demonizzare la DAD, occorre dare una chiave interpretativa diversa del mezzo e del suo fine: la didattica on line non sostituisce ciò che si genera in presenza ma mantiene un filo, una continuità relazionale altrimenti destinata al vuoto.

Ricordiamoci che stiamo vivendo un’esperienza umana nuova, che necessita uno sguardo fenomenologico, ossia osservativo, più che valutativo/teorico. Entrando nel cuore della questione, secondo i racconti di maestre e insegnanti, quello che si osserva nei bambini è un senso di disorientamento dovuto in primis al luogo, al setting: la casa, la mamma come aiutante della maestra, non più la scuola, il banco di lavoro, il gruppo dei compagni. Un habitat stravolto. Soprattutto in età prescolare, i bambini assorbono le emozioni che abitano il territorio e molte famiglie raccontano di provare frustrazione perché non riescono a conciliare il lavoro e le lezioni dei figli, non si sentono in grado di trasmettere saperi di natura didattica e sono in difficoltà con i dispositivi digitali. Circuita, nei genitori e nelle maestre, un comune senso di disagio. Le insegnanti della prima infanzia riportano di avere fatto uno sforzo non da poco nel rimodulare il lavoro sul piano virtuale e spesso si sentono in difficoltà nell’utilizzo del mezzo.

Arrivando ai nostri remigini, per loro è tutto ancora più farraginoso perché, oltre al passaggio dalla relazione in presenza al rapporto virtuale, vivranno un altro tipo di passaggio: quello dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria.

Secondo la Dott.ssa Chiara Corbella, consulente pedagogico e counselor sistemico dell’età evolutiva “… nonostante le legittime perplessità che molte insegnanti della scuola dell’infanzia possono avere sull’utilizzo della DAD con alunni in età prescolare, il rischio sopra citato della “cesura relazionale” può essere più dannoso per i bimbi rispetto alla richiesta di uno sforzo di adattamento - senz’altro faticoso ma possibile - ad un mezzo nuovo “online”. Questo strumento può comunque permettere di elaborare ed affrontare il delicato passaggio alla scuola primaria insieme alle loro maestre e al gruppo di compagni di classe. Questo momento è infatti da sempre atteso da tutti i bambini come un “traguardo” e viene molto curato dalle insegnanti della scuola dell’infanzia che, attraverso un percorso graduale e la cerimonia rituale conclusiva, preparano e aiutano i bambini ad elaborarne la complessità. Ed è proprio necessario anche quest’anno, anzi ancora di più, che la scuola ci sia al fianco dei bimbi in questo passaggio, anche se a distanza. Sarà forse necessario per gli insegnanti fare i conti con molte emozioni contrastanti, insicurezze, dubbi e con il senso di frustrazione e perdita dato dal non poter fare ciò che si è sempre progettato e realizzato con cura da anni. Anche se a distanza e dietro lo schermo di un pc, mettendo al primo posto i bisogni dei loro alunni, con creatività e coraggio, le maestre potranno costruire percorsi ed esperienze da fare insieme che permettano un accompagnamento verso i saluti e la cerimonia conclusiva.”

L’esperienza della dottoressa Corbella ci permette inoltre di mettere il focus sullo stato emotivo dei bambini e dei genitori che li accompagnano in questo delicato passaggio. Secondo le sue osservazioni:
“ … I piccoli remigini vivono emozioni forti e complesse quali: gioia per il traguardo raggiunto, senso di appartenenza al gruppo classe, tristezza e senso di perdita per il congedo da maestre e compagni, senso di insicurezza, paura dell’ignoto ma anche curiosità verso il nuovo ciclo scolastico che li aspetta. Di conseguenza esprimono altrettanti bisogni, quali: il bisogno di salutarsi e congedarsi da maestre e compagni, di essere accompagnati sia nella separazione che verso il nuovo contesto e di essere rassicurati e rinforzati sul fatto che sono pronti e possono farcela. Anche i genitori dei remigini sentono il bisogno di salutarsi e congedarsi da figure educative cui hanno affidato i loro figli per tre anni e, mai come in quest’anno scolastico così pieno di incertezze, hanno bisogno di essere accompagnati nel poter supportare i loro figli in questo passaggio e di essere rassicurati e rinforzati sul fatto che i loro figli lo affronteranno al meglio. Diventa, in questo periodo, ancor più importante che gli insegnanti si sintonizzino sui bisogni e le necessità dei genitori e degli alunni. Infatti, se l’alleanza e la collaborazione scuola famiglia è sempre un obiettivo prioritario per il benessere degli alunni, mai come in questi mesi di DAD, gli insegnanti hanno avuto ed hanno bisogno della partecipazione e della collaborazione delle famiglie soprattutto quando piccoli e non autonomi nell’utilizzo dei dispositivi digitali.”

Nella pratica, la consulente pedagogica suggerisce alcune tappe fondamentali utili alle maestre per progettare un percorso di senso che tenga vivo il valore simbolico e ritualistico del passaggio:

“ Sarebbe ottimale riuscire a contattare i genitori dei bambini attraverso colloqui individuali e/o organizzare una riunione per condividere aspettative, dubbi e preoccupazioni e per condividere la progettazione del percorso/cerimonia REMIGINI, in collaborazione con i genitori.
Avendo quindi come obiettivo primario il mantenimento della relazione educativa con gli alunni – anche se a distanza - si potrà progettare un piccolo percorso specifico per i remigini creando un contenitore sicuro in cui possano sperimentarsi e stare in relazione con maestre e compagni fino al momento finale di saluto.

Sarà ovviamente necessario tener conto di alcune strategie e accorgimenti che rendano possibile l’utilizzo dello strumento telematico per bambini di questa fascia d’età, quali: gradualità, gruppi ristretti, tempi brevi.
Sarebbe infatti importante procedere con gradualità per ricoinvolgere i bambini nella relazione attraverso nuove modalità comunicative e attraverso un altro setting diverso quello da loro abitualmente sperimentato in classe. Inoltre, per permettere ai più piccoli di essere il più possibile a loro agio e poter garantire un reale scambio comunicativo e relazionale, sarebbe ottimale creare dei gruppi numericamente ristretti; qualora si prevedano (alla fine di un percorso in step che si conclude con cerimonia finale) dei momenti in grande gruppo, sarebbe preferibile non richiedere espressione personale da parte dei bambini ma proporre loro o ascolto di contenuti portati dalle maestre o “caos strutturato” (es. 5 minuti in cui ballare o dire tutti ciao/ fare un verso ecc… allo stesso momento). Infine, rispetto ai tempi, sarebbe opportuno darsi come criterio la brevità (es. rituale iniziale di saluto - mezz’ora di attività/esperienza/ gioco - canzoncina/rituale finale di saluto) che permetterebbe ai bambini di partecipare con attenzione, senza stress.

Nonostante la complessità di questo periodo e le probabili perdite e rinunce con cui i bambini sono inevitabilmente entrati in contatto, ci auguriamo che ognuno di loro possa aver avuto la possibilità di ricostruire dentro di sé l’esperienza vissuta, con l’ausilio degli adulti, e che in futuro trovi spazio, magari nell’usuale setting scolastico, di rielaborare quanto accaduto in questi mesi.

 

A cura di Francesca Vavassori, Psicologa
www.psicologovavassorimilano.it

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