L’importanza dei sogni: e quando capita un incubo?

Seguendo l’alternarsi del giorno e della notte, il sonno è un’esigenza naturale di ristoro: ci consente di recuperare le energie spese durante la veglia a livello sia fisico sia mentale. Una volta distesi nel letto e chiusi gli occhi, i muscoli si rilassano, cessano i movimenti motori volontari, diveniamo meno responsivi agli stimoli sensoriali ma il cervello rimane attivo, seppur a livello non consapevole. Infatti, oltre la soglia di coscienza, la mente durante il sonno riorganizza tutte le informazioni che da svegli abbiamo recepito ed immagazzinato. Questo è vero soprattutto nella fase REM - acronimo che sta per movimento rapido degli occhi - che si caratterizza per la presenza dei sogni.
Il sogno è un prodotto della nostra psiche e può essere considerato anche come una chiave d’accesso ad un mondo interiore nascosto: lì sentimenti e vissuti sono rappresentati in una modalità differente rispetto ai pensieri consci, ossia attraverso un linguaggio per immagini.
Il sogno ha sempre destato curiosità e nel corso della storia le diverse culture ne hanno dato una propria lettura. È possibile, ad esempio, far risalire agli Egizi i primi tentativi di dare una spiegazione ai sogni, intesi come un messaggio tramite cui una divinità o l’anima di un caro defunto predicevano il futuro.
Sicuramente, però, il nome che si associa più di frequente alla pratica dell’interpretazione dei sogni è quello di Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, il quale descriveva il sogno come la manifestazione mascherata di desideri, bisogni, angosce e paure rimossi.
Infatti, una particolare censura opera su di essi e, per impedire che giungano alla consapevolezza, li rende irriconoscibili: nascondendone il vero contenuto - detto latente - rende visibile solo il contenuto che ricordiamo e una volta svegli raccontiamo, ossia quello chiamato manifesto. Pertanto, nella prospettiva freudiana, il sogno è un messaggio visivo implicito che è possibile decifrare, analizzando i singoli elementi, a partire dalle libere associazioni del sognatore. Il sogno, infatti, ha un valore individuale ed è un enigma che si può sciogliere soltanto collegando il suo registro simbolico e metaforico alle caratteristiche e alle parole del soggetto.
E se capita un incubo? Gli incubi sono classicamente dei brutti sogni, cioè spaventosi o ansiogeni, che spesso fanno svegliare la notte di soprassalto e con il cuore a mille! Questa esperienza può promuovere ancora più paura nei piccoli i quali, a differenza degli adulti, hanno infatti maggiori difficoltà nell’autoregolazione emotiva e nella distinzione tra realtà e immaginazione: i bambini sono proprio convinti che ci sia un mostro sotto il loro letto! Per questo motivo, saranno importanti le rassicurazioni dei genitori e la loro vicinanza emotiva nel momento dell’addormentamento.
L’infanzia è in qualche modo il tempo dei sogni, realizzati sia di notte sia di giorno, ad occhi aperti: speranze, idee e progetti per il futuro, magari ricchi di fantasia, ma anche dubbi, domande e preoccupazioni che ricercano l’ascolto attento e premuroso delle figure di riferimento. In questo senso, le mamme e i papà possono vedere gli incubi anche come un’occasione per parlare e confrontarsi insieme ai figli sulle emozioni e per fornire loro un appoggio costante nella crescita.
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