I luoghi della crescita nella neonatalità e nei primi due anni di vita

Il primo luogo della crescita del bambino è quello che incontra ancor prima di venire al mondo: è composto da due persone, con un proprio vissuto, un ambiente di vita. Non è quindi solo un luogo fisico, bensì anche uno spazio mentale, colmo di aspettative e desideri per il nascituro.
Quando poi il piccolo lascia il caldo e protettivo grembo materno, si ritrova in un ambiente tutto nuovo. Da qui, l’importanza delle braccia della mamma o di chi si prende cura di lui: il contatto fisico e l’abbraccio delle figure di riferimento rappresentano, infatti, una cornice rassicurante alla quale il bambino risponde in maniera sintonica, creando un dialogo intimo con chi lo avvolge teneramente.
Dall’abbraccio e dall’accogliente culla che riprende lo spazio intrauterino, passerà quindi ad altri luoghi: ad esempio la cameretta, che diventerà il suo personale spazio o quello da condividere con un fratello o una sorella e che rispecchierà, dunque, la sua crescente autonomia e libertà.
Inevitabilmente, con lo sviluppo, diventa importante anche la relazione con il contesto sociale: come sottolinea Elisa Campagnoli, psicoterapeuta e membro dell’Associazione Pollicino, nel libro “Eccomi! Dall’abbraccio della mamma alla scoperta di sé” (Edizioni San Paolo, 2019), è il padre che apre le porte del mondo esterno al figlio, trasmettendogli fiducia mentre è intento a muovere i primi passi esplorativi.
Con l’arrivo dei due anni, in particolare, aumenta esponenzialmente il desiderio di esplorazione, anche grazie alla maggiore autonomia nei movimenti; il piccolo sarà quindi intento a muoversi negli spazi, toccare gli oggetti e farne esperienza. Inoltre, questa può essere l’età delle prime separazioni, dell’entrata del bambino in luoghi che non includono i suoi genitori.
A questo proposito, l’asilo nido può rappresentare un altro importante ambiente di vita ma la scelta in questo senso non è certo facile: si tratta, per un genitore, come riprende la Dott.ssa Campagnoli nel suo testo, di fidarsi e affidarsi a qualcosa che è estraneo. Allo stesso modo, per il figlio può essere complicato, in un primo momento, distaccarsi dalle persone con le quali ha passato tutto il suo tempo. Il nido è però un’importante occasione per il piccolo, per aprire i suoi orizzonti, per aumentare le sue esperienze e le sue autonomie e, soprattutto, per socializzare e condividere momenti significativi anche con i suoi coetanei.
È fondamentale, quindi, mostrare fiducia nelle nuove figure di cura sia per non generare, di riflesso, poca fiducia nei loro confronti da parte del bambino sia perché questa rappresenta anche un’ottima occasione per mamma e papà di confrontarsi con professionisti e di osservare il bambino in un contesto inedito.
Man mano che il figlio muove i primi passi, sia metaforicamente che non, le esperienze che può vivere e i luoghi che può visitare, con e senza i suoi genitori, aumentano sempre più. Ci sarà, ad esempio, anche la casa dei nonni o di chi, per alcune ore, si prenderà cura del piccolo arricchendo la sua esperienza con nuovi stimoli, affetti e situazioni.
L’entrata in questi ambienti, differenti dal caldo nido casalingo, non preclude però la possibilità di continuare a condividere momenti di affetto in famiglia, nei quali gli abbracci speciali dei genitori e le loro rassicurazioni ritornano ad essere il luogo prediletto!

Per approfondimenti:
“Eccomi! Dall’abbraccio della mamma alla scoperta di sé” (E. Campagnoli,2019),
secondo libro della Collana Pollicino con le Edizioni San Paolo.
Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus
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