Neonatalità: il rapporto con il diverso da sé

Il rapporto con l’altro si configura già nei primissimi mesi di vita: il bambino si trova gradualmente a dover fare i conti con la consapevolezza di essere distaccato dal corpo materno e, per comprendere e accettare questa separazione, è necessaria la collaborazione di chi si prende cura di lui. Il forte legame che si crea tra mamma e figlio durante la gravidanza, e subito dopo con il contatto pelle a pelle e quello oculare, fa sentire il neonato profondamente unito a lei.
Vista la precoce e naturale attrazione dei piccoli per il volto, in particolare per quello materno, l’imitazione assume un ruolo cruciale per l’interazione sociale: imitare ed essere imitati favorisce per il bambino la possibilità di comprendere che può agire come gli altri e gli altri come lui, un punto di partenza importante per lo sviluppo sociale e cognitivo.
A tal proposito, evidenziamo che il sorriso compare già dalla nascita e come risposta riflessa, ma poi evolve in un vero e proprio sorriso sociale e reciproco, perché sincronizzato con quello che il piccolo vede nel volto di chi si prende cura di lui. Considerando ciò, il rispecchiamento è dunque di sostanziale rilevanza per l’iniziale formazione del sé. Infatti, come lo specchio riflette la nostra immagine, così il volto della mamma fa da specchio al neonato, il quale, nei primi tempi, si percepisce ancora un tutt’uno con la figura materna. Un rispecchiamento empatico e accurato gli permetterà però di giungere gradualmente ad una consapevolezza di sé, delle sue emozioni e, parimenti, del suo essere un’entità a sé stante. Il ritiro emotivo, la privazione della relazione e del rispecchiamento possono invece contribuire a promuovere un vissuto negativo nei piccoli.
L’importanza dell’altro nella vita del bambino, e soprattutto dell’altro significativo per lui, emerge anche dalle precoci preoccupazioni, così come “l’ansia da separazione”, presente già all’età di otto mesi: non possedendo ancora la concezione spazio-temporale, il bambino teme la separazione dal genitore perché, se assente fisicamente, è come se fosse sparito per sempre! Inoltre per i piccoli è molto prezioso poter condividere esperienze con le figure di riferimento; a questo proposito, l’attenzione condivisa, nonché quella congiunta di madre e bambino su un oggetto, è un ottimo precursore dell’abilità di percepire l’altro come dotato di una mente propria e pensante e, quindi, pian piano, della capacità di comprendere i suoi stati d’animo e le differenti occasioni di relazione. È utile coinvolgersi in questi momenti, nei quali il bambino cerca di interagire con il caregiver dimostrandogli che è interessato a vivere quella esperienza proprio con lui! Infine, anche il gesto di indicare, soprattutto nella sua funzione dichiarativa, permette al piccolo di orientare lo sguardo e l’attenzione materna verso ciò che sta catturando il suo interesse in quel momento ed ha, quindi, una forte valenza comunicativa e relazionale: mostra che il bambino è pronto a condividere informazioni con l’esterno, esprimendo i propri bisogni o, semplicemente, ciò che lo incuriosisce.
In conclusione, il ruolo dei genitori è fondamentale per permettere ai figli di muoversi nell’esplorazione del mondo con sicurezza e con la consapevolezza di essere distinti, separati, ma di poter tornare sempre e comunque dall’altro, pronto ad accoglierli con gioia e calore.
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Foto: Victoria Borodinova




