Menù di conversazione per famiglie ansiose: l’ansia sui Social

Oggi giovani e adulti sono immersi in un mondo digitale e di oggetti tecnologici a cui dedicano una parte, a volte considerevole, del proprio tempo libero. La comunicazione tramite mass media veicola modi d’essere, gusti, tendenze che condizionano la collettività; una cattura, quella dei Social, che può inchiodare a certe mode e stili di vita soprattutto i più giovani, che talvolta interiorizzano ed emulano i modelli proposti. Per non parlare di come la continua esposizione alla quantità d’immagini che celebrano corpi perfetti, belli e magri, possa confondere e interferire nella costruzione della propria immagine corporea. E se oggi i bambini nascono immersi in questo mondo, i genitori invece si ritrovano a fare i conti con la responsabilità di una realtà nuova, portatrice di potenzialità e opportunità tanto quanto di rischi (come cyberbullismo, sexting, pedopornografia). È quindi comprensibile che i pericoli sul web possano generare preoccupazioni o ansie, dato che i genitori sono chiamati a prendere una posizione rispetto a cosa sia giusto fare o non fare.
Perché i giovani sono così affascinati dai Social?
Non essere presente – non avere un’immagine virtuale – è equiparabile, quasi, alla non esistenza. Infatti guardare gli stessi video su Tik Tok, seguire i medesimi influencer su Instagram, permette ai ragazzi di non sentirsi esclusi dai discorsi dei coetanei. È inoltre una rete in cui circolano affetti e si veicolano relazioni: ricevere continuamente messaggi significa, in qualche modo, assicurarsi di essere nei pensieri e nel cuore di qualcuno. Internet consente anche di svagarsi, sfogliando immagini e guardando video per un tempo che, però, tende a scappar via. Di fronte a uno schermo calamita, da cui è così faticoso staccarsi, a volte i minuti diventano ore.
I Social sono uno strumento potentissimo per raccontarsi, parlarsi e conoscersi, ma anche per selezionare la propria presentazione: ognuno infatti decide come e che cosa presentare di sé nella vetrina virtuale. Tutto ciò “strizza l’occhio” ai giovani, alla ricerca della propria identità e in attesa di essere visti, amati e apprezzati. In più sono uno specchio magico nel quale guardarsi e cercare delle risposte, in un continuo confronto con le esperienze e identità altrui.
L’ansia genitoriale è più che comprensibile di fronte al potere delle immagini, ad un ab-uso dei Social, alla paura che si perda il valore della parola, all’anonimato, all’offerta continua di contenuti e all’accessibilità a siti non protetti. In tal senso, è normale un certo grado di disorientamento da parte di mamma e papà nel regolamentare il rapporto dei figli con i device, ma è bene non demonizzare, dato che il problema non è l’oggetto in sé ma la qualità del suo uso. Inoltre, l’esempio che un adulto dà è sicuramente il riferimento e il limite più utile e produttivo, perché sappiamo che i bambini imitano. È bene quindi comprendere innanzitutto quale sia il significato che i nostri figli attribuiscono ai Social, tenere sempre aperto il dialogo e trasmettere il valore per la riservatezza propria e altrui, indirizzando verso un utilizzo più informato e responsabile.
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