Le domande dei bambini: la fase dei perché

“Perché piove?”,“Perché c’è il sole?”, “Perché il cuore batte?”, “Perché, perché, perché… ?”, chiede il bambino a mamma e papà. Questi sono alcuni esempi di domande tipiche che denotano l’avvio della fase dei perché dei bambini e, di conseguenza, della fase delle risposte dei genitori, i quali però non sempre riescono a trovare soluzioni a tutti i “come mai?” dei figli.
Nessun allarmismo! Approfondiamo insieme questo specifico periodo del bambino in modo tale da accogliere con affetto, ascoltare con attenzione e rispondere con pazienza agli interrogativi, a volte a mitraglietta, dei più piccoli.
La fase dei perché si sviluppa in concomitanza con il linguaggio, dunque il suo esordio può variare da bambino a bambino. In linea generale, attorno ai tre anni, con il culmine perlopiù verso i quattro, i piccoli iniziano a chiedere in modo insistente spiegazioni su ogni cosa e i genitori fungono da canale preferenziale a cui rivolgersi, proprio perché sono le figure di cui si fidano e a cui si affidano. È quindi importante sapere che i bambini continuano a interrogarsi e interrogare fino a quando non giudicano le risposte sufficientemente esaustive.
Ma perché i bambini dicono i perché?
È una fase di curiosità inesauribile rivolta agli stimoli nuovi e/o incompresi che più colpiscono la loro attenzione, che meravigliano e riempiono di stupore i loro occhi. E allora come si può soddisfare la curiosità del proprio figlio? Bisogna tenere a mente che,fino ai cinque anni circa, il pensiero ha solo poche possibilità di astrazione: perciò, il linguaggio di mamma e papà deve essere semplice, di facile comprensione, con spiegazioni che partano da esempi concreti. È bene inoltre che le risposte facciano riferimento a esperienze pratiche o a percezioni fisiche.
Se le prime domande riguardano i fenomeni naturali, con la crescita iniziano a comparire quesiti ‘metafisici’: i piccoli si pongono i primi grandi interrogativi esistenziali, ad esempio rispetto alla nascita e alla morte. Ma qual è il desiderio che si nasconde dietro a questi interrogativi infantili? Benché non sia possibile fornire una risposta universalmente valida, dal momento che ogni soggetto è unico e particolare, spesso ciò che si cela è la conferma di essere oggetto d’amore e di desiderio: infatti,è possibile che il bambino stia chiedendo ai genitori se sia il frutto del loro amore reciproco, se sia stato e sia voluto; se rimarrà solo, esprimendo così la paura verso la morte dei genitori e del loro amore incondizionato.
Conoscere tutto ciò consente di rispondere alle incertezze sul mondointerno ed esterno del bambino. In aggiunta, a volte, le domande concatenate possono essere un mezzo per sentire riconosciuta la propria importanza, unicità, ricercando e attirando così l’attenzione dei familiari.
Spesso, infine, i figli ripetono incessantemente la stessa domanda, con un’insistenza che può mettere a dura prova anche i genitori più pazienti. Da dove arriva questa perseveranza? Può darsi che i piccoli si persuadano solo se ricevono sempre la stessa risposta, oppure quando capiscono effettivamente la spiegazione. È necessario quindi sforzarsi di dare risposte adeguate all’età, mai frettolose. Una strategia, ad esempio, può essere l’avvalersi del “libro dei perché” che permette, attraverso il gioco e la lettura condivisa, di fare esperienze e di rispondere insieme a tutti i tipi di domande.
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