Riti e rituali: quando le conquiste evolutive diventano faticose

La crescita di ogni bambino è caratterizzata da compiti evolutivi e da conquiste attraverso cui, come scrive l’antropologo Arnold Van Gennep, l’individuo può lasciare “una stanza per entrare in un’altra di quella grande casa che è la società”. Affrontare un passaggio da qualcosa di conosciuto verso qualcosa di ignoto, però, può far scaturire una serie di paure e vissuti che potrebbero prendere il sopravvento, ostacolando lo sviluppo. Perciò, per scongiurare il possibile impatto traumatico derivante da grandi mutamenti, la società ha introdotto i riti di passaggio, eventi e celebrazioni che, grazie al valore simbolico di cui sono carichi, regolano i cambiamenti e proteggono il soggetto dall’eventuale vortice emotivo conseguente.
L’obiettivo, infatti, è di guidare la trasformazione rendendola più dolce e facilmente accettabile dal bambino.
Nonostante ciò, proprio durante le transizioni dello sviluppo, i genitori potrebbero osservare delle azioni peculiari e ripetitive messe in atto dal/dalla proprio/a figlio/a. La ritualità scandisce un tempo che può supportare l’interiorizzazione di novità, ma anche alleggerire i vissuti legati alla difficile separazione dal passato.Tuttavia queste azioni, a volte, possono prendere il sopravvento e diventare vere e proprie ossessioni o compulsioni che difficilmente la persona riesce a controllare. In generale potremmo quindi dire che, in simili situazioni, il soggetto in età evolutiva si trovi a rimanere bloccato in una posizione intermedia tra il voler crescere e il rimanere bambino.
Ecco che un’azione ripetuta può allora diventare un messaggio, veicolato col corpo, per chiedere aiuto all’altro rispetto a una fatica che il bambino/la bambina o il ragazzo/la ragazza sta affrontando.
Ad esempio, in concomitanza con la comparsa del virus Covid-19 e, dunque, con le restrizioni attuate per contenere la pandemia si è verificato un aumento dei rituali ossessivo-compulsivi in età evolutiva. L’assenza del tempo trascorso nell’ambiente scolastico e la costante presenza entro le mura domestiche hanno sovente creato disordine e disorientamento nelle vite dei più piccoli. Al tempo stesso, sono emerse necessità come lavarsi frequentemente le mani, mettere in fila i peluche prima di andare a dormire, cantare per tre volte la medesima ninna nanna, addormentarsi solo con quella particolare lucina accesa.
Questi rituali, secondo il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, vengono utilizzati dall’individuo per proteggersi quando percepisce di non riuscire più a mantenere il controllo. Ecco che il comportamento rituale dei bambini può rivolgersi come un appello ai genitori i quali, dalla loro posizione privilegiata, possono cogliere i campanelli d’allarme e aiutare il loro figlio ad esprimere a parole il malessere, prima che quest’ultimopossa cristallizzarsi inun’ossessione.
A cura di:
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