Seno e biberon: la scelta di ogni madre

La nascita di un bambino è un momento di grande gioia, che porta con sé nuove scoperte ma anche continue sfide per mamma e papà. La strada da intraprendere per il bene del proprio piccolo, infatti, non è sempre chiara per i neo-genitori che quindi possono nutrire incertezze e dubbi, molti dei quali riguardano la sfera alimentare: “Quante poppate deve fare mio figlio ogni giorno?”, “Il latte artificiale e quello materno hanno lo stesso apporto calorico?”.
Prendersi cura quotidianamente del bambino favorisce l’instaurarsi di una relazione unica e speciale tra i genitori e il figlio, e in particolare nei primi tempi tra la mamma e il piccolo: ogni individuo, infatti, mette in campo i propri vissuti e le proprie emozioni più intime che diventano parte integrante del nuovo legame. Ecco perché dal punto di vista psicologico non è bene generalizzare, parlando di “giusto allattamento” e di “giusto svezzamento”: ogni coppia madre-bambino saprà trovare il miglior modo per vivere lo scambio nutritivo.
Tuttavia la scelta che la mamma compie riguardo alla metodologia da adottare per nutrire il proprio bebè, seno o biberon, è inserita in una cultura che incentiva l’allattamento al seno e, per questo, può esserne condizionata. Nei casi in cui la pressione percepita sproni la donna a prendere una decisione e a intraprendere un percorso che non è stato maturato in completa consapevolezza e serenità, c’è il rischio che il bambino percepisca questa dissonanza: durante l’allattamento, infatti, insieme al latte possono essere veicolate emozioni contrastanti.
Figura di riferimento dell’accompagnamento genitoriale durante l’infanzia è sicuramente il pediatra: nell’imprescindibile confronto, quest’ultimo può sostenere la madre, senza medicalizzare e/o demonizzare, nella scelta della forma di alimentazione maggiormente in accordo con i suoi vissuti. E tutto ciò è particolarmente importante perché, durante l’allattamento, l’avvolgente abbraccio che prende vita consente di donare al neonato non solo i principi nutritivi per la crescita, ma prima di tutto una cura amorevole entro una relazione in formazione: il latte infatti nutre il piccolo soddisfacendo sia un bisogno fisico, la fame, sia una domanda d’amore, cioè tutto quello che concerne gli affetti.
Ecco che assumono un ruolo centrale anche il contatto tra i corpi, il calore, gli odori, i suoni, gli sguardi reciproci mamma-bambino: sono il “cibo per il cuore”. Se il dono del seno o del biberon è quindi in sintonia con il desiderio, i vissuti e le scelte interiori della donna, allora riuscirà a veicolare, oltre al latte, emozioni in grado di rendere l’allattamento quel momento intimo nel quale è possibile per il piccolo sentirsi amato, accolto e desiderato.
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