Al MUBA: suggestioni nell’incontro tra educazione e natura

Uno anno fa circa, proprio di questi tempi ho conosciuto Monica Guerra, ricercatrice di Didattica e ricerca educativa presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università di Milano-Bicocca. E per caso ieri sono inciampata in un suo scritto che con grande lucidità e equilibrio interpreta anche il mio pensiero sul tema del Natale e dell’esistenza o meno del magico. Lo riporto qui, con il suo permesso, perché penso che debba essere chiaro che nessuno, e soprattutto non in nome dell’educazione, possa “scippare” l’infanzia ai bambini e agli adulti che ancora conservano intatta la loro (sana) parte bambina.
        
“C’è un giorno, che fa il paio con molti altri, precedenti e futuri, fatti di domande più o meno impegnative, ma che ti chiamano a pensare alla risposta migliore da dare a tuo figlio che cresce, ammesso che in certi casi la risposta migliore ci sia… - be’, c’è un giorno in cui tra le domande compare anche quella fatidica su Babbo Natale: “Ma esiste veramente?”.

E’ una domanda che dietro ne nasconde sempre altre, ben più dense, che chiamano in causa il rapporto con il magico, il fantastico, alcune delle essenze stesse dell’infanzia. Che aprono alla ricerca sempre più precisa su ciò che è vero e ciò che non lo è. Ma soprattutto, credo, su ciò in cui possiamo - o vogliamo - credere.

Quando questa domanda arriva, i bambini di solito conoscono già la risposta. Gliela ha portata, magari come dono non proprio gradito ma inevitabile, un compagno di classe, il fratello più grande, un adulto distratto… Però, loro, vogliono sapere dagli adulti di cui si fidano se quell’informazione è corretta, credo almeno per due ragioni.

La prima è che hanno bisogno di capire se di quell’adulto – quell’adulto che negli anni li ha aiutati a preparare la lettera per il signore barbuto vestito di rosso, li ha accompagnanti a posizionarla sotto l’albero, al mattino dopo si è stupito con loro che non ci fosse più, ha messo il latte e i biscotti sul davanzale perché Babbo Natale si rifocillasse nel suo lungo viaggio, magari aggiungendo anche un mucchietto di sale per le renne…, e ha gioito nel trovare poi sotto lo stesso albero proprio i regali chiesti - ci si può ancora fidare. E’ una domanda che chiede anche di accompagnare nel passaggio verso un mondo più adulto, in cui non sembra esserci spazio per le fantasticherie da piccoli e in cui qualche amico sembra essere già. C’è la tensione a raggiungerlo per sentirsi più grandi, per compiere anche quel salto.

Ma c’è, credo, una seconda ragione, più nascosta, che si cela profonda tra le domande esplicite, e che a me suona come una richiesta dolce ma tenace: la richiesta di salvaguardare uno spazio per quella magia coltivata con cura e premura per anni, che non si vorrebbe abbandonare e a cui si vorrebbe continuare a credere a lungo. C’è una letteratura infinita su questo: come nuovi protagonisti di Polar Express, i bambini vogliono continuare a sentire il suono del campanellino delle renne di Babbo Natale, perché quel campanellino protegge sogni buoni e presagisce al loro esaudirsi, ben oltre i regali nei pacchetti.

Ecco, credo che la risposta a quella domanda abbia bisogno di tenere insieme le due ragioni, apparentemente contrapposte, permettendo di superare almeno un po’ il disagio di sentirsi in bilico tra due mondi, ma anche di salvaguardare un po’ di quella magia di cui tutti hanno (abbiamo) desiderio. E’ una risposta che ha bisogno di tempo, di lasciare che i dubbi e le ragioni emergano, che chi ha posto la domanda possa cercare il proprio modo di rispondervi.

E allora la risposta può essere proprio nascosta nelle molte cose magiche che accadono, fatte di gesti gratuiti, di presenze costanti di amici veri che ci sono anche nelle situazioni più faticose cercando di portarti un po’ di bellezza, di un’energia che scorre e corre tra gli esseri umani.

Non siamo noi ad inventare la magia, ma siamo noi a conservarla, proteggerla, rilanciarla ad altri quando sentiamo di esserne toccati.

I grandi cercano di custodire quella magia per i loro piccoli, e lo fanno continuamente ricreando il gesto di un dono gratuito per farli felici.
Babbo Natale ne è un segno, un simbolo, che uno può conservare o trasformare in altro, ma senza per forza privarsi del piacere di credere che la bellezza esiste. Non si tratta di proteggerli dalle frustrazioni e dai dolori, di ritardare passaggi, di evitare verità. Ma, se nella magia della vita e del mondo uno ci crede, la risposta è già lì e, come adulto, non sarò certo io a privarne un bambino. [Monica Guerra]

E forse, come dice mia figlia, “solo chi vive vicino alla natura crede a Babbo Natale perché sente che il magico esiste.”

 

 

La natura è una risorsa preziosa e indispensabile per l'equilibrio psicofisico di tutti e soprattutto dei bambini “moderni”, come ben spiega Richard Louv nei suoi libri. L'obiettivo della Yurta nel Bosco è quello di riavvicinare i bambini e le loro famiglie al contatto con la natura, all'esperienza reale, emozionale, creativa e fisica con il mondo. Tutto ciò è possibile. Anche a Milano!

Più verde non si può!

Francesca Lanocita

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