Vivere brand-free, senza marchi

Da qualche decennio lo psicologo infantile Allen Kanner chiede ai bambini “Che cosa vuoi fare da grande?” Se una volta era solito ricevere risposte come “il dottore”, “l’astronauta”, “l’infermiera” oggi aumentano i bambini che vogliono “fare i soldi” o “diventare famosi”.

 

A Berkeley, in California, c’è un istituto di ricerca che dal 1976 intervista i ragazzi che s’iscrivono all’università sui motivi della loro scelta. Una volta “guadagnare” non superava il 50% delle risposte. Le altre matricole parlavano di valori, passioni e interessi, ma oggi non è più cosi.

E le ricerche rivelano che più le persone sono attaccate ai beni materiali, meno hanno a cuore la natura e l’ambiente, che sono la nostra unica e autentica ricchezza.

Stiamo allevando generazioni di piccoli consumisti insensibili ai problemi ambientali? Dobbiamo preoccuparci di salvare l’ambiente PER i nostri figli oppure DAI nostri figli? A volte il dubbio mi viene, visto che già alle elementari i bambini riconoscono centinaia di marchi diversi, vogliono cartelle e astucci brandizzati (e rigidamente classificati per genere: “da maschio” o “da femmina”), vedono decine di spot e chiedono cibi di cui conoscono solo il nome commerciale senza saperne indicare il contenuto. E mi guardano spaesati quando mostro loro un gambo di sedano e chiedo cos'è.

I genitori che cercano di proteggere i bambini dalla pervasiva presenza del marketing combattono una battaglia difficile perché gli stimoli commerciali sono ovunque: per strada e in tv, addosso agli amici e ai famigliari, nei computer, nelle riviste e nei giornalini, nei telefoni e talvolta perfino in classe.

In questi anni di crisi economica, sempre più aziende bussano alle porte delle scuole offrendo materiali o risorse di dubbio valore in cambio della visibilità del loro marchio tra gli alunni e le loro famiglie. A prima vista le proposte sembrano innocenti, ma credo che sia importante difendere i bambini da questa soffocante presenza del commercio in ogni momento della loro vita.

Limitare le ore davanti alla tv o al computer, preparare merende casalinghe e cucinare senza ricorrere ad alimenti con nomi commerciali, scegliere indumenti “anonimi” e passare più tempo nella natura sono tutti piccoli passi preziosi per proteggere i nostri bambini e aiutarli a imboccare la strada di una vita più autentica, più connessa con la bellezza vera, più in sintonia con l’ambiente.

 

di Federica Buglioni, Bambini in Cucina
foto_ Mitch Carriere  - PhilippePut


"La cucina non è solo un gioco o un passatempo: è una cosa seria, un'attività di grande valore educativo e affettivo, alla portata di ogni famiglia, che fa bene sia ai bambini sia a noi genitori"

Tutti i lunedì potrete leggere nuovi consigli e nuove  ricette. Non solo, Federica risponderà alle vostre domande, quindi mi raccomando, carta, penna e... pentole.

 

 

 


Giochiamo che ti invitavo a merenda?
Autori: Emanuela Bussolati, Federica Buglioni

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