Bambini in cucina: proteggiamo il bambino grasso


Tre uomini hanno quasi ucciso un ragazzino con un compressore. Sopraffatta dall’orrore di quel fatto di cronaca, mi è tornato alla mente ciò che insegnano nei corsi di autodifesa, e cioè che spesso le persone violente non scelgono a caso le loro vittime: identificano la preda, il debole, il perdente. E a rendere V. una preda, a farlo apparire vulnerabile agli occhi dei tre aguzzini innescando la scintilla della crudeltà, è stato un pregiudizio sociale: V. era debole perché era un bambino grasso (n.b.: il titolo di questo articolo è volutamente provocatorio).

Viviamo in una società in cui è diffusa l’idea che le persone che indossano una taglia superiore alla 44, oltre a essere brutte, siano anche fragili perché oziose e capricciose, incapaci di controllare i propri impulsi.

Questo giudizio non risparmia i bambini in sovrappeso, che impiegano pochi anni per cominciare a sentirsi inadeguati e a chiudersi in sé, a non volere uscire, oppure, al contrario, a fare i “simpatici” oppure “i buoni” pur di farsi accettare. Come infatti hanno dichiarato i suoi parenti, V. era “un pezzo di pane”.

I bambini osservano gli adulti e intuiscono che essere magri è importantissimo: sono testimoni delle battaglie delle madri con bikini e bilance, vedono gli sguardi rivolti al compagno rotondetto, ascoltano i complimenti entusiastici rivolti all’amico che è “così dimagrito”, sentono parlare di diete, di palestre, di prodotti miracolosi, guardano la tv.

Quando comincia la violenza? 

Credo che cominci nel momento in cui qualcuno prende in giro o fa del male al compagno cicciottello e nessuno si ribella. Magari un paio di bambini sensibili percepiscono la cattiveria ma non hanno il coraggio di dire nulla. Spesso ride anche la vittima, che ha imparato in fretta a stare al gioco, e tutti finiscono per convincersi che non sia successo nulla di grave, che sia stato tutto “solo uno scherzo” (come hanno appunto dichiarato i parenti dei tre aguzzini). E invece è avvenuto un fatto grave perché

il terreno fertile del mobbing e della violenza è proprio quel vuoto, quell’assenza di disapprovazione, di censura sociale.

In conclusione penso che ognuno di noi, per prevenire eventi come quello accaduto al povero V,. possa fare subito due cose utili e semplici: da una parte smetterla di parlare di peso e magrezza, spostando invece lo sguardo verso uno stile di vita più sano, fatto di buon cibo, movimento e positività; dall’altra parte insegnare ai bambini a opporsi, a ribellarsi, a riferire all’adulto, a non tacere mai quando nel cuore sentono che è accaduto qualcosa di brutto.


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"La cucina non è solo un gioco o un passatempo: è una cosa seria, un'attività di grande valore educativo e affettivo, alla portata di ogni famiglia, che fa bene sia ai bambini sia a noi genitori"

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