Sport di squadra: il gruppo che educa!


Lo sport di squadra sembra essere uno dei motivi che spinge i ragazzi ad avvicinarsi alla pratica sportiva: essa ricomprende in sé non solo movimento e capacità motorie, ma socialità e benessere nell’esplorare e nell’essere appagato dalle relazioni con i compagni. Di seguito cercheremo di comprendere il funzionamento delle dinamiche psicologiche che contraddistinguono lo sport di squadra.

Che cos’è lo sport di squadra?

Con questa dicitura si intende una qualsiasi pratica sportiva in cui due o più soggetti si esprimono con il corpo, perseguono lo stesso obiettivo, interagiscono tra di loro e si percepiscono parte di un gruppo. Una ricerca, condotta su 120 atleti e sul talento di gruppo, ha  dimostrato che la componente  ludica è la base della motivazione che spinge alla tenuta psicologica e alla gestione della frustrazione implicate dalle attività agonistiche di gruppo.

Quindi la squadra, per essere chiamata tale, ha bisogno  di relazioni positive, distese e  giocose, non solo in età evolutiva, ma anche a livelli agonistici.

Sintetizzando si può dire che la prestazione fisica e il raggiungimento di un obiettivo sportivo non possono prescindere dalla qualità dei rapporti tra i componenti del gruppo.


Che tipo di relazioni intercorrono in un gruppo/squadra?

Preso atto che la squadra è un gruppo, non ci si può sottrarre quindi dalle dinamiche che contraddistinguono il gruppo in quanto tale. Kurt Lewin, psicologo tedesco precursore della psicologia sociale, definisce il gruppo come: “…una totalità dinamica basata sull’interdipendenza invece che sulla somiglianza”. Cosa significa? Il gruppo viene inteso non come somma delle parti, ossia dei soggetti, ma come un’esperienza dinamica di forze che tendono ad un equilibrio in continua ridefinizione verso un “destino comune”.

In un gruppo i rapporti vengono continuamente messi in gioco a seconda del ruolo che ognuno dei membri assume e, al mutare di uno di essi, anche il gruppo cambia. Assumendo questo sguardo nell’inquadrare un gruppo si può da subito capire la complessità di un assetto così definito: non risulta per nulla facile instaurare e mantenere un equilibrio positivo. Possiamo dunque proseguire nel discorso definendo il gruppo su due assi principali:
- interdipendenza sociale: cioè tutte quelle relazioni emotive che intercorrono tra i soggetti che compongono un gruppo e che uniscono, legano, vanno a costituire un’identità e un clima positivo.
 - interdipendenza verso l’obiettivo: ossia l’impegno comune verso il raggiungimento di un obiettivo e la determinazione collettiva verso il suo compimento.

Quali valori educativi veicola?

Il concetto di destino comune “costringe”, veicola i soggetti che ne fanno parte ad orientarsi verso una via percorribile e condivisa da tutti. Per perseguire un obiettivo è necessario che il gruppo realizzi una condizione principale: la coesione. La coesione, l’unità,  educano i bambini a spostare il focus da una dimensione individuale  a una collettiva.  Per far sì che si instauri una buona coesione di gruppo, i partecipanti imparano a metter da parte alcuni bisogni individuali per consolidare e promuovere quelli di gruppo: il successo, la riuscita di gruppo appagano e gratificano tanto quanto, se non più, di quella individuale.

Una marcata coesione contribuisce a limitare quelle esperienze emotive che tendono ad abbassare una buona abilità tecnico/sportiva e frustrare lo stato d’animo prima di un evento agonistico: la coesione limita l’ansia da prestazione.  Il cooperare, l’agire condiviso  in maniera coesa e mutualistica, aiuta a capire la forza del gruppo, il suo potere, la sua capacità di contrastare la solitudine, di fare da cassa di risonanza per emozioni positive, di sperimentare i principi di alleanza e di solidarietà, di migliorare le capacità tecniche e aumentare il grado di efficacia.

Che tipo di leadership aiuta una buona pratica sportiva di squadra?

Tanto il gruppo, quanto il suo leader, sono elementi imprescindibili per un buon lavoro di squadra. La figura dell’allenatore, soprattutto in età evolutiva, risulta centrale: un buon allenatore deve saper utilizzare con una discreta abilità, non solo competenze tecnico sportive, ma anche educative. Proprio per l’importanza che acquisisce un buon livello di coesione e un clima di gruppo positivo, è necessario che l’allenatore sia anche un buon osservatore e mediatore, sia in grado si oliare alcuni ingranaggi che potrebbero rendere farraginoso il perseguimento di un obiettivo comune.

Negli ultimi decenni, gli studi fatti sul campo, hanno dimostrato che una leadership democratica che include, incoraggia, rinforza positivamente le riuscite, stempera tensioni, lavora sul gruppo livellando protagonismi individuali eccessivi, è la chiave di volta per un gruppo/squadra coeso e vincente dal punto di vista agonistico. E’ necessario non dimenticare inoltre, soprattutto con bambini, che il leader di una squadra, oltre ad avere un potere riconosciuto dal ruolo stesso, costituisce un modello adulto per i più piccoli.

Michael Jordan , uno dei più grandi atleti di pallacanestro di tutti i tempi disse:
“il talento - di un atleta- permette di vincere una partita, ma il lavoro di squadra fa vincere il campionato.”

 foto: fonte www.rugbytots.it

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Quali sono gli effetti dello sport nello sviluppo psichico di un bambino? Che cosa cambia nelle sue relazioni sociali quando fa sport? Quali emozioni si attivano durante la competizione sportiva?  Quali sono gli sviluppi cognitivi nella mente del bambino grazie allo sport? Come reagisce un bambino a un fallimento o una vittoria sportiva? Ogni mese un approfondimento.

A cura di Francesca Vavassori, Psicologa
www.psicologovavassorimilano.it

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