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I benefici dello Sport in età evolutiva. Bambini, psicologia e sport


“Basta, ora stai seduto! La smetti di correre? Com’è possibile che non riesci a stare un attimo fermo?” Quanti ne diciamo e quanti ne sentiamo di imperativi che limitano quello che dovrebbe essere un pensiero condiviso, ossia che per i  bambini il movimento non è fastidio o incapacità di controllarsi ma necessità e benessere. Gli spazi si restringono, i luoghi spontanei del gioco e della corsa si limitano a recinti oppure li si deve andare a cercare apposta, fuori, lontano.

Le regole sociali impongono uno spazio per il movimento e un altro per la stanzialità: così i più piccoli si adattano, chi più chi meno, alla sedentarietà passando la maggior parte del tempo seduti, fermi.

In questo scenario anche il gioco ridefinisce i suoi confini e diventa assenza di movimento, azioni delegate a immagini, a scatole virtuali – wii, play station… – che poco aiutano la crescita e lo sviluppo psicofisico.

L’immaginario comune adulto pensa al bambino all’interno di una fotografia sociale che non agevola ciò che di spontaneo e necessario lo caratterizza dagli zero ai dodici, tredici anni: il movimento come strumento indispensabile per una sana crescita fisica e psichica.


Perché i bambini hanno bisogno di muoversi?

Ne parlò, a metà dell’Ottocento, lo svizzero Jean Piaget - psicologo, biologo, pedagogista - ponendo particolare attenzione al movimento come componente essenziale per lo sviluppo cognitivo. Attraverso il corpo, il bambino esplora, prende consapevolezza dello spazio intorno a sé e impara a dialogare con i luoghi che abita. Sin dai primi mesi di vita, il corpo è il vettore principale di conoscenza e il movimento è lo strumento: i bambini gattonano, strisciano, si rotolano e poi corrono, camminano a più velocità, si misurano con lo spazio circostante. Nel fare ciò, non solo il corpo si attiva e sviluppa le capacità coordinative – equilibrio e orientamento – e le abilità condizionali, ossia forza, resistenza e velocità, che necessitano di allenamento; anche la mente sviluppa e affina competenze: attenzione, concentrazione, controllo e motivazione. Inoltre, durante l’attività fisica si regola il metabolismo: l’attività motoria combinata con una buona educazione alimentare contrasta il sovrappeso e l’obesità.

Perché lo sport aiuta a migliorare l’autostima?

Proviamo a pensare a una semplice azione sportiva e a quanti elementi concorrano alla sua riuscita: entrare in relazione con un adulto e comprendere la consegna, apprendere un movimento, affinarlo nel tempo e padroneggiarlo riuscendo a divertirsi. Per i più piccoli, non meno che per gli adulti, acquisire abilità motorie e cognitive è di grande aiuto per favorire sicurezza di sé e autostima.                                                     

Sappiamo inoltre che in età scolare, quando nella vita del bambino arriva la regola del giudizio (il voto), le abilità motorie diventano una componente essenziale di inclusione o esclusione sociale perché sono i bambini stessi a misurare i compagni attraverso la lente prestazionale del bravo/non bravo. Un bambino in sovrappeso o con evidenti difficoltà motorie ha meno possibilità di essere scelto dai compagni per partecipare a giochi o attività sportive.

Accade così che la consapevolezza delle proprie abilità motorie venga fortemente influenzata dal comportamento dei coetanei e spesso condizioni la percezione del sé, ossia del soggetto in relazione agli altri.

In questi casi la mediazione dell’adulto è fondamentale per attivare processi d’inclusione che andrebbero tuttavia rinforzati. Vero è che tra compagni di classe ciò che aiuta è lo “stare insieme nelle differenze”. Lo sguardo dell’adulto è indispensabile per sottolineare che chi è più portato per una attività potrebbe non esserlo per l’altra, modulando e ricalibrando dinamiche di gruppo disfunzionali.

Oggi che i tempi di vita in moto si riducono sempre più e gli spazi dedicati al movimento sono talvolta recinti di pochi metri, lo Sport diventa indispensabile per lo sviluppo integrato del bambino perché, come sinteticamente descritto, l’attività fisica produce benefici globali, che interessano il suo corpo, la sua psiche e il suo mondo relazionale.

 

 

Quali sono gli effetti dello sport nello sviluppo psichico di un bambino? Che cosa cambia nelle sue relazioni sociali quando fa sport? Quali emozioni si attivano durante la competizione sportiva?  Quali sono gli sviluppi cognitivi nella mente del bambino grazie allo sport? Come reagisce un bambino a un fallimento o una vittoria sportiva? Ogni mese un approfondimento.

A cura di Francesca Vavassori, Psicologa
www.psicologovavassorimilano.it

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