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Bambini e alimentazione
Il cibo e l'amore: allattamento e svezzamento I parte
Il cibo e l'amore: allattamento e svezzamento I parte
La relazione del neonato con la madre inizia a tessersi all’interno dell’esperienza dell’allattamento. Nel mondo interno del bambino “essere-nutriti” e “essere-amati” costituiscono due differenti versanti della stessa esperienza. a cura dell'associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus
L’allattamento visto con gli occhi del lattante
L’allattamento costituisce una forma di contatto unica e specifica in cui il piccolo, nutrendosi, percepisce l’amore della madre che accompagna normalmente l’esperienza di soddisfacimento della fame del proprio bambino con parole dolci e gesti affettuosi.
Così si realizza il primo scambio tra madre e bambino… una vera e propria forma di comunicazione. In effetti l’allattamento è il canale attraverso cui la madre fa passare, insieme al cibo, anche il proprio amore per il figlio: infatti, mentre lo accoglie tra le sue braccia, lo fa sentire protetto e al sicuro.
In linea generale evitare di “scodellare” il cibo, o “medicalizzare” l'atto nutritivo, dimenticando appunto che l'alimentazione veicola per il bambino messaggi affettivi, è il modo migliore per approcciare il compito di alimentare il proprio figlio.
Quale allattamento scegliere?
Attraverso l’alimentazione è possibile leggere la qualità della relazione esistente tra la madre e il bambino: per questo motivo è preferibile che le scelte che riguardano le modalità di allattamento avvengano nel rispetto della libertà individuale di ogni donna appena divenuta madre. Per esempio, la scelta se allattare al seno o al biberon riguarda aspetti intimi di ogni donna, che ciascuna deve poter trattare con la giusta serenità e consapevolezza.
Solo un allattamento vissuto come atto sintonico, cioè in armonia con la propria vita e la propria soggettività, può costituire un’esperienza naturale e sufficientemente soddisfacente sia per la madre che per il bambino. Soprattutto quando una donna è alla prima maternità, le scelte inerenti l’allattamento possono essere segretamente abitate da timori; alcune neo madri possono temere, per esempio, di non essere sufficientemente ricche di latte o di non avere la determinazione sufficiente a tollerare le fatiche dei primi mesi di vita. Tali vissuti – in realtà molto comuni - se vengono accompagnati da un eccesso di informazioni allarmanti, possono contribuire a medicalizzare l’allattamento, cioè a snaturare la fisiologica e naturale dinamica relazionale soggiacente.
L’atto nutritivo come metafora della relazione d’amore
La qualità del legame madre-bambino, inizialmente, si esprime soprattutto attraverso l’alimentazione, che racchiude in sé uno scambio relazionale e veicola messaggi affettivi, oltre che sostanze nutritive: infatti offrire e ricevere il cibo-latte, significa anche riconoscere ed accettare reciprocamente la natura del legame con l’altro. Mangiare, quindi, contiene una dimensione sociale attraverso la quale si può riconoscere, accettare o rifiutare l’altro.
Il comportamento alimentare del bambino veicola messaggi
Anche nei primi mesi di vita del bambino, l’atto nutritivo può diventare teatro di una “protesta”, di un comportamento oppositivo, ossia di una forma di comunicazione nella quale, al posto del pianto, il bambino progressivamente utilizza il rifiuto della cibo o la voracità per esprimere le sue emozioni, il suo malessere, i suoi dubbi.
Ad esempio un neonato può rifiutare il latte per far capire alla mamma e al papà, magari eccessivamente preoccupati che il figlio non si nutra a sufficienza, che c’è qualcosa che non va...che lui ha bisogno di sentirsi riconosciuto come persona e non solo un corpo da riempire.
Infatti un genitore eccessivamente preoccupato della quantità di cibo che il bambino assume rischia di ridurre lo scambio nutritivo al semplice scambio di cibo materiale, facendo insorgere nel piccolo un dubbio sull’amore che le figure di accadimento nutrono per lui.
Il comportamento alimentare del lattante, e in generale del bambino, non può essere inteso solo come qualcosa da educare, rettificare o omologare, ma anche come qualcosa da comprendere.
Per questo un disordine alimentare, come il rifiuto temporaneo del latte, non è da intendersi come virus da estirpare, ma come un sintomo che i genitori, in particolare la madre, devono interrogare in quanto strumento di comunicazione del bambino con il mondo adulto.
L'associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus promuove le iniziative di prevenzione ed intervento sui disordini del comportamento alimentare. Si rivolge innanzitutto ai genitori in quanto interlocutori privilegiati del bambino e soggetti sofferenti rispetto al disagio del proprio figlio.
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Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus
Via Pancaldo, 1 - 20129 Milano
Tel. 02.29403934 - 02.20404762
www.pollicinoonlus.it

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